Erano anni che non vedevo Caterina. Lei veniva in vacanza dalla zia Giulietta ogni estate, dopo la fine della scuola con i suoi due fratelli e i genitori. Partivano da Roma e trascorrevano più di un mese qui nel veneto, arrivavano in treno, poi il papà li raggiungeva quando gli davano le ferie.
Mi ricordo di momenti piacevoli, di giochi che si potevano creare anche con la fantasia.
Nel quartiere c’erano altri ragazzini e ragazzine della nostra età e tutti guardavamo con ammirazione lei che veniva dalla capitale, pensavamo che chi abitava in una metropoli era da considerare superiore a noi poveri provincialotti.
Ora le distanze si sono azzerate, infatti Caterina abita a tre isolati dal mio quartiere e ci troviamo abbastanza spesso a casa sua.
Lavoriamo fianco a fianco per aiutare un’associazione di volontariato nella raccolta di indumenti e abbiamo due hobby in comune: gli scacchi e le poesie. Facciamo parte di una celebre accademia di poesia della nostra città oltre che di un club scacchistico.
Ogni mercoledì sera ci ritroviamo a casa sua per giocare con la scacchiera posta sul pavimento, già pronti e allineati i pezzi, lei seduta in tuta molto colorata, tra morbidi cuscini e con la solita brocca ripiena di fresca limonata.
Oramai ci conosciamo già e le mosse sono quasi sempre le stesse: si sa come la partita andrà a finire. Questo mercoledì sera no! Non voglio la stessa tiritera! Cerco qualcosa di diverso, prendo spunto su Internet e vado alla ricerca di partite svolte da altri giocatori, senza dubbio capiremo chi di noi ha più capacità nel sapersi destreggiare con varianti mai incluse prima. Una volta le solite partite finivano dopo circa un’ora, adesso voglio proprio vedere in quanto tempo daremo scacco matto.
Questo momento di piacere viene ritagliato, da lei, a metà settimana per assorbire tutte le brutture e i nervosismi che la routine quotidiana del lavoro le comporta.
Lavora nel suo bar - caffè e a sentirla parlare sembrerebbe uno stress continuo: capisco che con la clientela abituale si deve sempre soccombere ma... non è giusto, una persona con poco polso può diventare matta.
Mi siedo sul cuscino in pelle morbida, testa di moro, e come sempre dico «Anche questa volta non tocca a me il nero», lei mi ribatte «Sì invece!», accarezzando i suoi pedoni bianchi come se fossero soldati di un piccolo esercito del bene.
Che dolce, sorride, sotto i baffi, sa già che con il bianco vince, ma questa sera è diverso, ho la contromossa vincente... e lei ancora non lo sa.
Stiamo a vedere cosa la serata di interessante porterà.
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